Quando si applica la legge italiana a un contratto con Dubai?
La scelta della legge italiana è efficace davanti a un giudice italiano o a un arbitro in base al Regolamento (CE) n. 593/2008 e alla Legge 31 maggio 1995, n. 218. Davanti alle corti onshore emiratine la legge straniera va allegata e provata, e cede comunque alle norme di ordine pubblico locali.
Scritto da Avv. Massimo Romano, Avvocato penalista, iscritto all'Ordine degli Avvocati di Napoli n. 14553, patrocinante in Cassazione dal 23/10/2015. Assistenza a cittadini e imprese italiane negli Emirati Arabi Uniti.
Dove la scelta produce effetto
Nei rapporti contrattuali il Regolamento Roma I riconosce alle parti la libertà di scegliere la legge applicabile, e il giudice italiano vi si attiene salvo i limiti di ordine pubblico e le norme di applicazione necessaria.
La Legge 31 maggio 1995, n. 218 disciplina il sistema italiano di diritto internazionale privato e i criteri di giurisdizione: è il testo da consultare quando si valuta se un'azione in Italia è proponibile.
Il Regolamento Roma I contiene inoltre regole suppletive per i casi in cui le parti non abbiano scelto: nella vendita di beni si guarda in genere alla residenza del venditore, nella prestazione di servizi a quella del prestatore. Sono criteri che il giudice italiano applica d'ufficio.
Cosa accade davanti al giudice emiratino
Le corti onshore applicano le proprie regole di conflitto. La legge straniera non è conosciuta d'ufficio come quella nazionale: va allegata e provata, di norma con pareri e traduzioni, con costi e tempi propri.
Restano inoltre sottratte alla libera scelta alcune materie, fra cui agenzia commerciale, rapporti di lavoro, diritti reali immobiliari e contratti con enti pubblici.
Il Federal Decree-Law No. 25 of 2025, in vigore dal 1° giugno 2026, è intervenuto anche sulle regole di conflitto: le analisi professionali segnalano una maggiore apertura all'autonomia delle parti, che va però verificata rispetto alle materie sottratte.
Perché il foro pesa più della legge
Scegliere la legge italiana e lasciare il foro alle corti onshore produce il caso peggiore: processo in arabo, legge straniera da provare, tempi allungati.
La combinazione più coerente è legge e sede allineate: legge italiana con foro italiano o arbitrato con sede in un Paese aderente alla Convenzione di New York del 1958, così che il titolo sia eseguibile dove si trova il patrimonio.
Va verificata anche la coerenza con eventuali garanzie bancarie o lettere di credito, che seguono regole proprie e spesso richiamano prassi internazionali: una garanzia soggetta a un regime diverso da quello del contratto principale sposta il contenzioso su un binario autonomo.
L'esecuzione, che è il vero problema
Una sentenza italiana non è automaticamente eseguibile negli Emirati: il riconoscimento passa dalle procedure interne e dalle convenzioni applicabili.
Il lodo arbitrale gode invece del regime della Convenzione di New York, cui gli Emirati hanno aderito nel 2006. È la ragione pratica per cui, nei contratti con controparti emiratine, l'arbitrato è spesso preferito alla giurisdizione statale italiana.
Sul fronte italiano resta la questione del riconoscimento di un lodo o di una sentenza emiratina: la Legge 31 maggio 1995, n. 218 disciplina il riconoscimento delle sentenze straniere, mentre per i lodi opera la Convenzione di New York del 1958.
Altre domande su questo tema
Posso scegliere la legge italiana per un contratto eseguito a Dubai?
Sì per i rapporti contrattuali ordinari, entro i limiti dell'ordine pubblico e delle materie sottratte alla libera scelta. La scelta va però coordinata con il foro: una legge italiana davanti a un giudice emiratino va provata come diritto straniero.
Che cosa sono le norme di applicazione necessaria?
Sono disposizioni che l'ordinamento del foro applica comunque, qualunque legge le parti abbiano scelto, perché tutelano interessi ritenuti fondamentali. Negli Emirati rientrano in quest'area, fra le altre, la disciplina dell'agenzia commerciale e quella del lavoro.
Conviene la lingua inglese o l'italiano nel contratto?
Dipende dalla sede scelta. Davanti alle corti onshore ogni documento va tradotto in arabo; davanti alle corti DIFC o ADGM e in arbitrato la lingua ordinaria è l'inglese. La clausola di prevalenza linguistica va comunque inserita.
Fonti
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Chi ha scritto questa pagina
Avv. Massimo Romano, Avvocato penalista. Assiste cittadini e imprese italiane nei procedimenti penali e nelle operazioni societarie che coinvolgono gli Emirati Arabi Uniti, con contatto diretto al numero indicato in ogni pagina.
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